Una insolita e stimolante immersione può essere effettuata partendo dal molo del pittoresco  porticciolo di Acitrezza meravigliosamente descritto da Giovanni Verga ne “I Malavoglia”.Di  fronte all’insenatura nella quale si affacciavano le variegate case dei pescatori “trezzoti”, si  ergono i mitici Faraglioni che la leggenda vuole siano i massi che Polifemo scagliò contro Ulisse  che fuggiva con i suoi guerrieri dopo avergli spento l’unico occhio. L’Isola Lachea, la formazione  rocciosa più vasta del gruppo dei Faraglioni, è l’obbiettivo subacqueo di questo  itinerario.Superato in barca il braccio di mare che separa il porticciolo dall’isola, a circa 50 metri  dal versante nord ci si immerge fino a –27 m in un mare ancora adesso limpido e luminoso.  Osservando attentamente il fondale vivacissimo e colorato attraverso nuvole di castagnole curiose e di saraghetti scattanti, si scopre una fessura larga meno di 2 m il cui fondo è coperto da sabbia  sottile; con attenzione ci si “cala” in questa apertura per trovarsi in un lungo tunnel semioscuro le  cui pareti sono tappezzate di cereanti, spirografi, mirapora e altri organismi sciabili che fanno da  cornice rutilante alla spaccatura; è un susseguirsi di soggetti ricercatissimi dagli amatori della  macrofotografia.Seguendo il fascio della lampada che pennella dei colori più insoliti ed  affascinanti le pareti a picco, ci si addentra nella fenditura a tratti a cielo chiuso e che in alcuni  punti si restringe fino a poco meno di un metro.Nella penombra rotta dalla lampada è possibile  intravedere la coda di qualche grossa cernia che si allontana maestosamente, mentre le antenne  delle aragoste cercano di individuare le loro prede. Attenti a non nuotare troppo vicino al fondo  per non sollevare il “polverone”, si procede per un tratto abbastanza lungo fino ad incontrare uno  sperone di roccia che quasi blocca il passaggio; strisciando sul fondo si riesce a filtrare e, dopo  aver percorso circa 50 metri di corridoio, ci si ritrova all’acqua aperta.Le pareti di questa  “ciacca” brulicano di vita; stupendi labbridi e cerchie coloratissime intrecciano il loro nuoto con  le allegra donzelle, mentre non è difficile intravedere nelle fessure le splendide e regali corvine. Il ritorno verso il porto può essere condotto in immersione con l’ausilio della bussola, sorvolando  prima un tratto sabbioso popolato da branchi di mormore, poi una distesa di posidonie tra le  quali si ergono le grandi valve delle nacchere (Pinne nobilis) e si scorgono i teneri cavallucci  marini. E’ certamente una passeggiata emozionante e ricca di incontri di una fauna che,  purtroppo, in altre zone di questo Jonio già ricchissimo, va scomparendo. Eugenio Caccetta