Anni addietro Ognina era un sobborgo di Catania e si raggiungeva per rendere i bagni nel famoso lido "Porto Ulisse",  una baietta di sabbia spessa nella quale venivano montate poche decine di cabine, dalle quali i catanesi si bagnavano in  un mare cristallino e incontaminato.  Imponenti maschere e pinne pesantissime equipaggiavano i subacquei ante litteram che girovagavano osservando i  branchi di mormore e di acciughe che brillavano contro lo  sfondo scuro del fondale, mentre trepidanti mamme  palpitavano fin quando quei giovani "temerari" tornavano  sulla spiaggia a raccontare le meraviglie che avevano visto.  Oggi Ognina è un quartiere rumoroso e caotico, gremito di  bancarelle nelle quali si vende pesce e frutti di mare fino alle  ore più tarde della sera; il vecchio "Porto Ulisse" non esiste  più e la spiaggetta è stata abbandonata dai bagnanti, mentre la  zona è stata trasformata in punto di partenza per mille  gommoni e motoscafi lasciati all'ormeggio sui moli galleggianti  che vi sono stati ancorati. Il piccolo golfo da 2500 anni è stato  meta e fonte di traffico per i commercianti fenici, greci, romani  e saraceni, sicché tutta la zona è una specie di grande sito  archeologico, abbondantemente saccheggiato dai ladruncoli  subacquei; ancora oggi è possibile ritrovare, specie dopo le mareggiate, qualche collo di anfora o qualche piatto  sbrecciato che i ragazzotti sottraggono per stupire gli amici o la ragazza, fabbricando congetture sull'origine e sulla  destinazione del manufatto. Lasciando il golfo di Ognina, dove l'acqua non ha più la trasparenza di un tempo, ci si  immerge dalle rocce a Sud del porticciolo, poco dopo l'innesto della barriera frangiflutti. Qui la visibilità supera spesso  i 15 metri e l'immersione è interessante. Il fondale si aggira inizialmente intorno ai 20 metri; la base della scogliera è costituita dalla nera pietra lavica lanciata  dall'Etna irato e terribile: grossi massi, ricoperti da una traboccante vegetazione, formano tane, cunicoli, gallerie  profonde e labirintiche nella quali ancora oggi grosse cernie e saraghi "universitari" hanno un habitat perfetto e  inaccessibile. Poco oltre, dove il fondale raggiunge i -37, ci troviamo nel territorio della mitica Cernia di Ognina. Si  narra, infatti, che in questo tratto di scogliera viva una cernia di dimensioni incredibili: assicurano che non è meno di  settanta chili, certamente superiore a 100 kili !!!... Nella zona i pescatori professionisti (ma anche i cannisti) si  tramandano il racconto di un intero conzo di mille metri strappato dalle mani di un pescatore che lo stava salpando e  che se lo è visto scomparire sotto il mare, certamente trascinato dalla Cernia! Tutti i pescatori subacquei da almeno sei lustri asseriscono di averla avvistata una mattina o l'altra: imponente, regale,  maestosa, grande come un tavolo di avvocato, circondata da una nuvola immensa di castagnole.Qualcuno afferma,  ancora pallido di paura, di esserne stato inseguito... Appunto per questo il mio consiglio è di non immergersi in quel tratto di mare, se non in compagnia degli istruttori  della Scuola Sommozzatori di Catania ai quali, essendo frequentatori assidui di quella zona, sembra che la Cernia  abbia concesso una sorta di placet e non li inquieti, anzi da loro non si è mai fatta vedere...E buona fortuna!  Eugenio Caccetta