I Viaggi Blu   Ustica 2012 USTICA, con i suoi circa 1500 abitanti dediti al turismo nella prima Area Marina Protetta d'Italia  costituita nel 1986, è la meta subacquea più visitata delle nostre coste. E la Scuola Sommozzatori di Catania c'è andata dal 2 all'8 settembre 2012.  Sabrina e la piccola Sofia, la più piccola Marta con Nancy, Francesca dalla Calabria assieme ad Alessandro ed Emilio,   Franco, Marco, il solido Luigi, il mio giovane Francesco ed io abbiamo trascorso giorni di assoluto relax, tra qualche acquazzone e giornate di sole aggressivo, tra passeggiate nella cittadina più istoriata del   Mediterraneo (centinaia di murales variopinti   ornano le facciate delle case) e piccoli bar nei quali ripararsi dalla pioggia al rientro dalle   immersioni bevendo cioccolate e té, o sorbire pomeridiani aperitivi ghiacciati osservando isolani e turisti passare,   e su tutti dire un commento per lo più accondiscendente, ma talvolta sapido e bruciante (non per niente il nome di Ustica nasce dal latino "ustum", bruciato...). Appena sbarcati ci siamo incontrati con Giuseppe Di Leo nel suo diving center Mister Jump e ci siamo accordati subito sia per la prima immersione del giorno dopo, 3 settembre, sia per tutte le altre: ore 8,30 tutti al porto pronti all'imbarco sui "nostri"   due gommoni; l'orario insolitamente mattutino ci è servito per arrivare sempre per primi nei   luoghi di immersione; infatti, quando noi salpavamo qualche minuto prima delle 9,00, i divemaster degli altri diving stavano ancora gremendo sui gommoni i loro turisti subacquei. Debbo dire immediatamente che le nostre guide Giuseppe, Marco, Maurizio e Cristian sono stati   perfetti sia nell'organizzazione sia nel fornire meticolosamente le informazioni su ciascuna   immersione, sia nel controllare con assoluta attenzione e professionalità i nostri movimenti subacquei senza rendersi opprimenti o invadenti. Inoltre, sui due gommoni da 7,5 m. salivamo in cinque o sei persone ciascuno e stavamo comodissimi durante la navigazione in formazione verso i punti di immersione. Grazie, ci avete fatto divertire  alla grande.  La prima immersione a "Cala Galera" mi ha lasciato senza fiato, sebbene la grossa bombola da 15: tre o quattro minuti dopo avere raggiunto i -20 mi sono imbattuto nella prima cernia (una decina di chili) che aspettava sorniona e tranquilla per contare di quanti uomini rumorosi di   bolle fosse composto il nostro gruppo. Più in là un gruppetto (credo una ventina) di saraghi pizzuti; cento scatti fotografici e "cinque" scambiati laggiù per comunicarci con un segno   terrestre la nostra felicità subacquea. Come se avessero deciso di venirci incontro da profondità   maggiori, ecco darci il benvenuto una dozzina di giovani ricciole (bisogna dire, per rendere   l'idea, che si trattava della fase "cavagnole" di poco più di due chili).Io, personalmente, sono risalito sul gommone leggermente frastornato: non vedevo nel Mediterraneo tanto pesce in una   sola volta da almeno 40anni! Non mi voglio dilungare sulla seconda immersione che abbiamo iniziato circa due ore dopo perché dovrei scrivere le stesse cose: altre cernie dai 5 ai 30 chili, saraghi a iosa, ricciole da oltre un metro,   scorfanoni immobili e quasi invisibili adagiati tra le rocce, triglie da mezzo chilo impegnate nel   "movimento fondali". Insomma, mi ripeterei e vi annoierei. Vi racconterò, invece, che abbiamo eseguito 9 immersioni (un giorno pioveva troppo, avevamo freddo e abbiamo rinunciato tutti, tranne Luigi detto "La Roccia"); che abbiamo impiantato un "campo base" in un piccolo bar che si trova qualche gradino più sopra la "Grotta", il diving center di Giuseppe, nel quale bar, al rientro da ogni immersione, ci crogiolavamo con té e cioccolate calde, e con poderosi e complessi panini. Quando si decideva di tornare a casa, nel graziosissimo Residenze Caserta che il nostro Giuseppe ci aveva prenotato (magnificenza: oltre   ad essere veramente bello e ben organizzato, ospitava solo noi e tre altre persone, quindi assoluta libertà), si passava prima dal piccolo supermercato dove si comprava quanto servisse per la cena,   il vino che, grazie ai consigli esperti di Nancy, ci ha allietato tutte le sere e il pane in una bottega che il proprietario (e solo lui) diceva essere conosciuta perfino in America (forse perché  da   qualche parte laggiù ci vive un suo parente...).  A sera Nancy e Sabrina si davano da fare in cucina   per preparare sempre cose ghiotte, si tirava fino a tardi moltiplicando le dimensioni dei pesci che   avevamo visto per stupire Sabrina, Francesca e Alessandro che non facevano immersioni, davamo   fondo al vino e raccontavamo minchiate, oops, sciocchezze senza confini. E poi piombavano sui nostri letti, spezzati dalla fatica di una giornata con due immersioni, un panino per pranzo, un aperitivo pomeridiano con tutte le noccioline che ci portavano e la lunga camminata a piedi e in salita (c'era un piccolo pulmino che percorreva una linea che passava davanti la nostra casa, ma,   o perché eravamo uomini e donne vere, o perché temevamo che potesse essere l'autobus per Roma (!!!), l'abbiamo preso due o tre volte soltanto. Una mattina mi sono alzato come al solito alle 6,30, ho salutato Luigi che faceva le flessioni e sono sceso al porto per comprare il pesce; c'era un anziano pescatore che stava togliendo il pescato dalle reti, ma senza fretta (maledetto!),   e intanto le lancette si avvicinavano alle 8,30; poco dopo arriva suo figlio e il vecchio, traballando sulle gambe, è sceso dalla barca, ha bevuto il caffè che il figlio gli aveva portato e se n'è andato; al giovane ripetei che mi serviva il pesce per fare una zuppa e 'na friuta; poco più solerte del   vecchio, quello comincia a liberare una bella serie di grossi scorfani, qualche bella lappara,   alcuni tordi e qualche altra cosa. Ma intanto erano già le 8,30 e i nostri divemaster ci invitavano a far presto a salire a bordo; dissi al  tizio "Mi servono 5 chili di pesce da zuppa e un paio di chili di lappare e tordi"; "Nessun problema: li troverà nel frigorifero di quel bar lassù; li pagherà   direttamente al padrone. Buona immersione!".   Quando siamo rientrati dalla "Grotta Pastizza", siamo andati a prendere la nostra cena! Un   bel saccone pesante. 100 Euro (pensavamo di spendere meno, veramente!) e siamo tornati a casa   con il pulmino, questa volta. C'erano più di 5 chili di meravigliosi scorfani che ancora si contorcevano e qualche altro pesce da zuppa, qualche granchio, e almeno 3 chili di labridi smaglianti e coloratissimi. Riunione collegiale: "Stasera preparerò la zuppa di pesce; domani sera   farò il fritto misto del golfo, anche se il golfo non c'è ...".Intanto ho provveduto a sbuzzare tutti i pesci, a separarli per tipo di cottura e a metterli nel frigo di Franco. Poi ho dato disposizioni (!)   perché mi portassero: pomidoro, cipolla, aglio, non mi ricordo se anche capperi, olio EVO (extra vergine di oliva), pane, farina "Barilla" e vino "Assai". Il peperoncini me li hanno   consegnati i calabresi con  l'avvertenza: "Stai attento...". Alle 19 mi sono impiantato nella cucina all'aperto di Nancy e ho cominciato a  preparare la zuppa e ad accomodare i pesci che Alessandro ed Emilio avevano pescato con le canne, ai quali ho aggiunto un paio di lapparone. Alle 20,30 eravamo a tavola, affamati anche per il profumo che solo una zuppa preparata con il pesce pescato da poche ore può sprigionare: non ricordo più cosa sia successo; ho vaghi ricordi di forchette che   infilzavano scorfani, di denti che spezzavano carapaci, di bicchieri colmi fino all'orlo svuotati in non più di tre secondi, di fragranti pesci fritti cacciati in bocca ancora fumanti. Insomma, mi   sembra di rivedere scene dalla nebbia del fumo azzurro. E debbo riferire che il nostro poderoso   Luigi, che ha sempre detto di essere astemio e di non mangiare pesce, si è distinto nello strappare dalle bocche delle piccole Sofia e Marta i filetti di pesce che le madri avevano pazientemente   liberato dalle spina, e ingoiarli famelicamente osservando impietoso gli occhi pieni di lacrime delle   innocenti bambine! Non solo, ma novello Ciclope binocolo l'abbiamo visto TUTTI tracannare direttamente dalla bottiglia il vino vermiglio che con delicatezza e amore Nancy aveva portato a tavola. La sera dopo, tornando dalle immersioni a Punta dell'Arpa, mi sono fatto prestare una padellona dalla proprietaria del residence, vi ho versato quasi un litro di olio e appena ha iniziato a fumigare, ho immerso il pesce ben "affarinato", mentre sulla brace cuocevano i tranci di un bel barracudone   che i nostri cannisti avevano allamato alle prime ombre della sera. Altra serata memorabile, con il   piccante di qualche barzelletta e le solite smargiassate sui passati pescatori sia dei calabresi, sia dei   catanesi. Ma cosa volete: tanto pesce, tanto vino, tanto piacere di stare insieme cosa può dare per risultato se non una serata indimenticabile!  Ancora di Mare vi voglio raccontare: l'immersione che abbiamo goduto giorno 7 settembre:   Secca della Colombara. Da un tetto a poco più di dieci metri di profondità, a circa 500 metri dalla costa, si erge uno scoglio fino a circa quattro metri; su quello scoglio, una decina di anni addietro, è incappato un cargo panamense che trasportava marmi. Il relitto giace sia sulla testa   della secca sia sul fianco di mezzogiorno che scende fino a -50. Su quello che io amo chiamare "Il pianoro della Colombara", perché è abbastanza piatto, anche se fessurato e ricco di tane, piccole grotte, anfratto tappezzati di astroides e altri organismi sciafili, dicevo, sul pianoro della Colombara quel giorno ho contato non meno di 30 cernie da qualche chilo a qualche decina di chili! Da rimanere ammutoliti; anche le mie bolle erano meno rumorose ... E non è tutto: potersi   avvicinare fino a due o tre metri è stato assolutamente normale: questi grandi predatori   "sanno" che i subacquei che vanno ad ammirarli sono innocui turisti. Ho scoperto che l'Ente Provinciale del Turismo ha sottoscritto un contratto con la cernia-capo (un corpaccione di oltre 50 chili) fissando un patto di non aggressione delle cernie nei confronti dei subacquei in cambio di cinquanta chili di pesce pro die che è rilasciato sulla secca tutte le sere a mezzanotteesatta.   Bene, dopo lo sbigottimento alla vista degli armenti di serranidi (cernie brune, bianche, dotti,   ecc.), si scivola sul fianco del picco ed ecco un banco dei famosi barracuda di Ustica: saranno stati cinquanta, o forse cento; non lo so, ma erano tantissimi, silenziosi, con i grandi occhi fissi, elegantissimi nella loro livrea a fasce azzurre sul fondo blu metallico; qualche minuto e poi formano il cerchio lento che li avvolge su una colonna verticale alta alcuni metri attraverso la   quale tutti avremmo la voglia di nuotare: bellissimi! Qualche decina di pinneggiate, e ci sfiorano   alcune ricciole lunghe due metri con la livrea corrusca di acciaio polito; poderose, un guizzar delle   code e scompaiono cosi come erano improvvisamente comparse. L'acqua è più fredda quiggiù, a -30, e nella mia muta da 3mm "scafazzata" mi produco in brividi squassanti; fortunatamente   si risale, si torna alla luce, ci si decomprime, si scruta cinque o sei metri più sotto quelle cernie che   ci hanno accolto, adesso salutarci con la pettorale destra. Ci issiamo sui gommoni e filiamo velocissimi verso il porto; il sole oggi e luminoso e caldissimo, l'aria tersa dopo la pioggia di ieri; le battute "Ma tu l'hai vista quella cernia di trenta chili adagiata su quello scoglio che pareva una   poltrona per Sua Maestà la Regina?", "Quelle tre ricciole che hanno sorpassato da sinistra dovevano pesare almeno 20 chili ciascuna", "Senti, secondo me quella ventina di Diplodus sargus (saraghi fasciati) pesavano certamente due chili ciascuno: mi sono visto circondato da 50 kili di ottimissimo pesce alla brace...". Minchiate, ovviamente! ma volete togliere qualche innocente bugia alla Gente di Mare?  Eugenio Caccetta