Amici miei, Gianfranco, Turi, Livio, Sebastiano, Giuseppe, Mariella, Vincenzo, Enzo ed io quest’anno  abbiamo esplorato i fondali delle Isole Similan, nel Mar delle Andamane.Adesso sarò  costretto a scrutare nella nostra Lingua per riuscire a trovare le parole per descrivere quello che abbiamo visto, e vi assicuro che non sarà facile.Arrivati a Phuket (l’isola dell’amore  della Thailandia, terra del sorriso), siamo stati accolti nel centro immersioni “Andaman  Divers”.Avendo a disposizione alcune ore prima dell’imbarco, abbiamo dato uno sguardo  intorno e scambiato i prime sorrisi con le splendide thailandesi: capelli corvini, occhi neri,  ardenti e profondi, corpi minuti ma perfetti, movimenti misurati e felini.In un ristorante di  fronte al mare, dentro grandi contenitori pieni di acqua di mare, decine di aragoste dalle  lunghe antenne, granchi delle mangrovie con le chele legate, cernie e altri pesci sconosciuti; sui banchi, cesti di ostriche grandi come piatti, cozze dallo strano colore verde di grandezza  doppia rispetto alle nostre più grosse, altri frutti di mare mai visti.Ci fermiamo, chiediamo  (in italiano!!!) di pescarci quella e quell’altra aragosta, e di aprirci cento ostriche…Le  aragoste, tagliate in due metà, sono state arrostire sulla brace, mentre le ostriche (dovrei dire le cotolette, tanto erano grandi) ci sono state servite nella coppa della valva su un letto di  ghiaccio; in un minuto il profumo ci aggredisce e le ostriche spariscono per incanto dalla  tavola; chiediamo il pane (e lo avevano, cose d pazzi) e lo mangiamo con gli intingoli che  avrebbero dovuto accompagnare le ostriche e le aragoste: come se avessimo addentato un  tizzone!!! E la birra scorre sulle lingue “abbrustolite”…Ci imbarchiamo schiamazzando  sulla Parinee; corriamo sul ponte superiore per prendere il posto migliore nelle cabine…e  scopriamo che è un ambiente unico: una grande camerata con materassi distesi sul  pavimento. Rimaniamo interdetti per un attimo, poi ci sistemiamo e all’imbrunire, appena la  barca salpa, ci addormentiamo pesantemente.Mi sveglio al canto degli uccelli tropicali; esco  sul ponte e nella prima luce dell’aurora, a pochi metri di distanza, un’isola totalmente  coperta di alberi verdissimi, “gremita” del canto di mille uccelli, del richiamo di animali che  non si vedono nell’intrico verde. Sulla striscia di sabbia candida grossi granchi rossi si  muovono indaffarati.Tutti svegli a guardare il sole sorgere, enorme palla infuocata.La barca  sembra sospesa nel vuoto, come se l’acqua, trasparentissima, non ci fosse.Ci tuffiamo in quel cristallo liquido e ci vien voglia di bere quella dolce carezza sulla pelle.Mentre la “cuochina” prepara la colazione, tutti noi siamo indaffarati a mettere insieme le nostre attrezzature, le  macchine fotografiche, i flash, le videocamere, i fari.Saltiamo in acqua; mentre scendiamo il  primo sguardo ci disorienta: è come se fossimo paracadutisti nella trasparenza dell’aria  tersa delle alte quote.Le Similan sono di origine vulcanica, così i fondali sono tormentati  come i nostri, con fessure e fenditure profonde; le formazioni rocciose affondano nella  sabbia finissima e candida, dalla quale sorgono mille fiori di coralli ramificati e pullulanti di  vita.La roccia è coperta da un tripudio di alcionari dai colori più intensi, alle sfumature più  delicate, di gorgonie dai ventagli di parecchi metri; è una foresta intricata di coralli molli  che seguono oziosamente il moto delle onde, attraversata da mille pesci che ostentano livree impensabili per accoppiamento di colori e sofisticazione di disegni: è la sfilata di alta moda  dell’artista Natura!Nelle mille grotte semioscure, alla luce dei fari delle cineprese,  osserviamo muri luccicanti di minuscoli pesci-vetro, attraversati, quei muri, da grossi pesci  soldato dall’accesa livrea arancione, e dalle cernie rosse maculate di bianco.Da una  fenditura ecco sgorgare un branco di ombrine “in pigiama” giallo e nero, scorrere verso la  sabbia e allontanarsi compostamente in formazione serrata e compatta, verso un gruppo di  cento grosse triglie gialle e verdi che razzolano in cerca di cibo senza affrettarsi, con dignità, perché è tale il brulicare di vita, che non c’è certo il problema di sbarcare il  lunario…Quando l’abbiamo incontrata, camminava sul fondo tranquillamente la grossa  tartaruga che ci ha osservato per qualche secondo, prima di voltarsi piena di prosopopea e  allontanarsi sussiegosa.Siamo sbarcati per qualche ora ad esplorare una delle isole. La  sabbia è così fine da sembrare polvere rosa; nella vegetazione lussureggiante, con l’aiuto  delle liane, ci siamo arrampicati fino alla cima glabra di quel grosso scoglio, e uno sguardo  intorno ci ha tolto il respiro: il mare aveva tre diverse tonalità, dall’azzurro intenso, al  celeste più tenue, al verde smeraldo. Non sembrava vero: era come se un pittore romantico e sognate avesse sparso i colori della sua tavolozza.Nel folto della vegetazione abbiamo  osservato uccelli dalla livrea verde smeraldo, varani allontanarsi serpeggiando, testuggini  pascolare serenamente, e centinaia di uccelli dai mille colori cantare i loro inni alla  vita.Siamo nel parco più esclusivo del mondo, assolutamente disabitato; le isole, infatti,  possono essere avvicinate solo durante tre mesi nell’arco dell’anno; nel restante tempo il  mare è così agitato da non consentire l’approdo, preservando la fauna dai rischi della  presenza umana.E’ un angolo di quell’Eden incontaminato che Adamo ha dovuto  abbandonare e nel quale vorremmo ritrovarci con la nostra Eva.I nostri provetti pescatori,  condotti da Sebastiano, abile ferratore di carangidi e pesci angelo, tirano a bordo decine di  prede che tosto la nostra cuochina trasforma in filetti succulenti, fritti in un olio di soia  profumatissimo (assolutamente differente da quello che si trova dalla nostre parti); dopo  qualche giorno eravamo fosforescenti…Terminata la nostra vacanza in mare, ci prepariamo  all’avventura Bangkok.Non riesco a soddisfarmi abbastanza di questa città, crogiolo di razze  e religioni che convivono in completa armonia. I Thailandesi sono gentili, affabili,  disponibili; mai ho sentito una voce alterarsi: qui non si grida, mai e per nessuna ragione; se si deve litigare, prima bisogna sorridere, ma vi assicuro che è impossibile anche solo tentare di litigare. Il Buddha d’oro: è una sconvolgente montagna d’oro polito davanti alla quale si  rimane sbigottiti, segno tangibile della ricchezza dell’antico Siam. Un numero incredibile di  thailandesi, il capo chino, pregano mormorando e salmodiando nel fumo di decine e decine  di bastoncini profumati che bruciano lentamente rendendo l’aria incantata; fiori di loto in  boccio dentro vasi di cristallo, offerte di cibo ai sacerdoti che presidiano i templi del culto,  altarini per i “penati” thailandesi, carichi di oboli segno della riverenza di questo popolo per  i propri morti.  Un altro sentire.Ma Bangkok è anche frenesia, movimento continuo, commercio  esaltante.China Town è travolgente; nei vicoli tortuosi e oscuri è possibile vedere le cose più strabiliati vendute a una moltitudine di cinesi tutti uguali nei volti e negli indumenti:  oloturie aperte nel mezzo e immerse in salomoie graveolenti, pesce secco decisamente  puzzolente (per le nostre narici), carne di maiale ricoperta di granelli non identificabili ma  ben forti di odore, immancabili radici e piante medicinali (in quei negozi c’era un buon  profumo!). Ma ci si imbatte anche nella crudeltà di questo popolo enigmatico: appesi a testa  in giù, pesci tagliati di netto poco prima della coda; in quella posizione buona parte del  sangue non può sgorgare e l’animale rimane vivo e boccheggiante per un lungo tempo (a  conforto per il compratore della freschezza).Il mercato galleggiante è un mondo a parte di  colori, sapori, profumi insoliti; per raggiungerlo si naviga, spinti da motori potentissimi, su  affilate barche, alte 25 centimetri, sull’acqua dei canali che costeggiano case su palafitte  ornate di fiori e manghi carichi dei frutti più succulenti del mondo. Da una miriade di  barchini di due o tre metri è offerta la merce più varia: frutta, granchi, verdure ignote,  banane gigantesche e minibanane verdi, piante medicinali, cappelli di foglie di palma  intrecciate, orchidee, cipolle rosse, agli, banane fritte al momento su fornelli collocati sul  fondo delle piccole imbarcazioni.Frammiste alle barche cariche di merci, altre imbarcazioni  fungono da ristorantini dai quali vengono serviti spaghetti trasparenti di soia, tranci di  anitra laccata, pesce fritto, tocchi di serpente cobra arrostiti (costosissimi), bocconcini di  carne di maiale steccati e aromatizzati con una sorta di aceto e sconosciute spezie che  graffiano la lingua e la gola. Lo scambio avviene flemmaticamente, senza affrettarsi,  cogliendo e gustando il trascorrere del tempo.A sera saltiamo sui tuk-tuk (sembrano  furgoncini Ape nella cui parte posteriore si può prendere posto in tre o quattro persone) e  rimaniamo atterriti dalla velocità e dalla spregiudicatezza di guida dei segaligni conduttori;  arriviamo a Patpong, una stradina non più lunga di duecento metri che sembra non finire  mai: si possono comprare orologi di tutte le marche più famose per 50 Dollari (naturalmente sono solo imitazioni, anche se perfette), o per pochi Bat (la moneta locale del valore di circa  60 Lire) indumenti Valentino, Gucci, Armani, qualunque griffe desiderata, o scarpe Adidas,  Lotto, Nike e così via.In uno dei carrettini vendevano il latte di gallina…Naturalmente viene offerta anche la carne umana, sotto forma di spettacoli rossi; ma la degenerazione è così  degradata che si arriva a soffrire nel vedere ragazzine ancora glabre mostrarsi amare gli  oggetti più impensati e lasciarsene possedere; ma solo per pochi minuti, e poi si scappa  sconvolti e nauseati.Bangkok è anche la raffinatezza di ristoranti di altissimo livello, nei  quali si consumano cibi profumati, dai sapori delicati e indescrivibili, in sale arredate con  eleganza signorile; è la cultura di gallerie che offrono opere d’arte ricercate e preziose; è  negozi di antiquariato con splendidi pezzi preziosi di pietre o di legni istoriati.Non riesco a  soddisfarmi abbastanza di questa città dai mille volti e dalle mille anime, e con me la  pattuglia dei mari caldi ha lasciato un pezzo di cuore nello splendido mondo sommerso delle  Similan e nelle strade variegate della Citta-Splendente. Eugenio Caccetta